Le dimensioni dell’abitare

Siamo all’inizio della fine, aspettando un nuovo inizio. si fanno previsioni una dopo l’altra, alcune più ottimiste altre meno.  

È un momento in cui regna un silenzio assordante, una calma apparente sotto la quale si celano vari cambiamenti dalle conseguenze sicuramente notevoli: cambieranno i valori, le priorità, i nostri stili di vita e di conseguenza le nostre case sotto tali influenze. 

UN CAMBIO DI ESIGENZE 

Basti pensare alla funzione stessa della casa. 

Nel tempo essa ha rappresentato il nostro rifugio. Inizialmente è servita come riparo dalle intemperie e dagli animali, per poi prevenire l’arrivo del nemico con la costruzione di fortezze e mura difensive, fino a divenire un riparo dal caos e dalla routine, in un’ottica – ahimé – forse non più troppo contemporanea. Il dinamismo creato dalle attività che si svolgevano (parlo al passato) fuori casa possedevano un potere attrattivo, generando situazioni di condivisione e socialità e di conseguenza riducendo drasticamente il tempo che si trascorreva dentro casa, complice ovviamente anche il lavoro in ufficio.  

È questa la realtà della metropoli densa, dominata da alti edifici progettati per collocare più persone possibili nello stesso posto, e di conseguenza case, appartamenti sempre più piccoli.  

Di certo vivere nei piccoli studios parigini (il cui minimo consentito arriva a 9m2) è un compromesso accettabile quando appena apri la porta hai la città pronta ad investirti con un’ondata di intrattenimenti culturali, musei, centri culturali, biblioteche, o semplicemente con la bellezza delle sue strade costellate dalle terraces dei Cafés

Foto dei minuscoli monolocali di Parigi e dei ragazzi che ci abitano

Ma cosa succede in quegli stessi studios quando non puoi uscire? come si vive davvero li dentro?  

Oggi le nostre dimore ci riparano da un altro nemico: il virus, e di conseguenza le persone hanno bisogno di una casa che possa garantire l’isolamento sociale. e quindi le nostre case diventano un bunker ed i social network le piazze da esplorare.  

TEMPO 

Stante l’obbligo di restare in casa per tutelarsi dal nuovo nemico, la variante più grande è (nella maggior parte dei casi) la totalità del tempo che ci troviamo a trascorrere in casa. E forse per questo noi non eravamo pronti, o meglio: le nostre case ed abitudini non lo erano.  

Siamo costretti a compiere diverse azioni nello stesso luogo e forse questo è tanto più semplice quanto più spazi abbiamo a disposizione in casa.  

Se già si rivela difficile scandire le fasi della giornata quando scompaiono gli spostamenti dentro – fuori, immaginiamo quando si vive in 9 m2 o addirittura in questa “capsule” in California da 3 m2.

Diventa indispensabile per tutti (non solo per noi professionisti), riflettere quanto prima su quali siano le priorità per poter abitare (e non sopravvivere) nelle nostre case. Benché queste forse risultino più evidenti nei tagli di appartamenti più piccoli, caratterizzano infondo ogni realtà abitativa: la possibilità di riordinare gli ambienti con appositi dispositivi, porre rimedio alla cattiva o scarsa esposizione, l’uso di arredi appropriati al proprio utilizzo, il rapporto con l’esterno e con il verde, l’isolamento acustico, il contatto visivo con una corte e quindi con la comunità che ci circonda, ma soprattutto la flessibilità degli spazi.  

Un esempio interessante è quello di Gary Chang, architetto di Hong Kong, che con il suo progetto “Domestic Transform” mostra come sia riuscito a ricreare 24 stanze in uno spazio di 32 mq. 

Al contrario nelle realtà più grandi, spesso ci si ritrova di fronte ad un grande spreco si spazi in cui ci si sente smarriti perché essi non vengono vissuti quotidianamente.  

Non è così remota l’ipotesi che dopo la bufera continueremo a passare molto tempo in casa: si pensa infatti che saranno in molti coloro che sceglieranno di continuare a lavorare da casa, rendendo indispensabile adibire uno spazio a vero e proprio “studio” che contribuisca ad una buona produttività. E questo vale per ogni tipo di appartamento: dai più piccoli ai più grandi. 

Questa situazione di silenzio ed immobilità deve aiutarci a riappropriarci di ogni angolo, a osservarlo, comprenderlo e ripensarlo, per ritrovargli un’identità che in realtà rispecchia nient’altro che noi stessi e le nostre esigenze. Proviamo ad immergerci nelle nostre stanze, a viverle tutte contemporaneamente. 

Proviamo a fonderci con le nostre case.  

“Metamorfosi” foto di Filippo Bricolo, 2020. Come abitiamo in quarantena: un diario.

Fonti aggiuntive: 

Life after coronavirus: how will the pandemic affect our homes?  

Artistic Strategies for Co-Working in Tight Quarters (Elaine e Willem de Kooning) 

Persone in gabbia a Hong Kong.

Donna trovata a vivere nel guardaroba di un uomo.