Barcellona e il ribaltamento della città

Un vuoto molto caratteristico della città di Barcellona, nato in una situazione molto simile a quella in cui ci troviamo oggi, è il cortile interno “interior de manzana” dell’Eixample, protagonista indiscuttibile della ormai conosciuta immagine di Barcellona dall’alto, questo pattern a forma di griglia con infinità di blocchi quadrati, con gli angoli smussati a 45º e svuotati nel suo interno, il Plan Cerdà.

Il quartiere dell’Eixample. Fotografia dall’articolo: Story of cities #13: Barcelona’s unloved planner invents science of ‘urbanisation’.

Il Plan Cerdà nasce nel XIX secolo per dare risposta ai problemi di insalubrità che c’erano nella città di Barcellona, causati dall’aumento senza controllo della popolazione e delle scarse condizioni igieniche delle case, rinchiuse in spazi molto stretti. 

Si pianifica l’Eixample, un nuovo quartiere fuori i muri della città di Barcellona, demolite per combattere le epidemie e migliorare le condizioni abitative. Un quartiere 20 volte più grande della città vecchia, composto da blocchi da 113,30 metri con case dove entra la luce naturale, ottima ventilazione e con cortili interni dove creare degli spazi verdi. Una zona residenziale con strade alberate ben proporzionate da 20, 30 e 60 metri con gli angoli dei blocchi smussati a 45º per garantire una migliore visibilità e mobilità. Sotto questo contesto nasce l’urbanismo moderno a Barcellona ed è grazie alla modifica del tessuto urbano che la città riesce a superare queste situazioni di insalubrità, malattie e pandemie. 

Il progetto iniziale cambia subito forma a causa della speculazione immobiliare e della gran densità di popolazione che richiede un aumento della volumetria. Dalla previsione iniziale di costruire solo su due lati di questi isolati ed avere così la possibilità di avere degli spazi verdi ad uso pubblico che aumentano la salubrità delle case offrendo al quartiere un’area di riposo e di svago, si arriva alla situazione attuale, in cui questi isolati sono costruiti su tutto il perimetro creando così questi “interior de manzana”, questi vuoti all’interno, vuoti di risulta. 

Vista dall’alto della “manzana” (isolato) tra Passeig de Gràcia-C/Provença-C/Pau Claris-C/Rossellò. Fotografia da @mr.view

Spazi che diventano il “dietro”, la parte da nascondere, rinchiusi dagli edifici, dove si affaccia la facciata interna degli edifici, molto meno importante di quella affacciata sulla strada, molto piú curata. Posti di servizio, dove si stendono i panni, si trovano dei terrazzi privati, parcheggi…

E adesso, stando tutti chiusi in casa, confinati, senza la possibilità di goderci l’esterno, le strade… il ruolo di questi spazi è completamente cambiato. Le strade, il posto dove prima succedeva tutto, dove c’era tutta l’attività, movimento, rumore, il casino… si è svuotata. Invece, questi cortili interni, prima silenziosi, un po’ dimenticati da tutti, sono diventati il luogo di intercambio, di condivisione, di socializzazione. C’è stato un proprio e vero ribaltamento della città e si sono invertiti i ruoli tra dentro e fuori, interno ed esterno. 

In ognuno di questi spazi, isolati dalle proprie strade della città, si è creato un piccolo mondo a sé, delle piccole città. In ogni “interior de manzana” troviamo dei microcosmi, tutti diversi tra di loro, ognuno con le sue particolarità e singolarità, più piccoli o più grandi, regolari e non tanto, con degli spazi verdi o senza. E così, in questo periodo stranissimo di confinamento che stiamo vivendo sono natte delle comunità, delle piccole città dentro della stessa città di Barcellona.

Alla fine degli anni 80 il comune di Barcellona propone un progetto di riqualificazione di questi cortili interni con l’obiettivo di riportare degli spazi verdi, spazi pubblici, all’interno della città. Il piano stabiliva che un blocco ogni nove avesse uno spazio interno aperto al pubblico ed offrire così la possibilità a tutti gli abitanti di avere degli spazi liberi a meno di 200 m da casa.

Ad oggi si sono recuperati circa 50 “interior de manzana” sparsi su tutto l’Eixample, destinati a spazi verdi, giardini urbani, spazi di gioco per bambini, biblioteche, asili nido, servizi ed attrezzature per il quartiere… 

Se pensiamo però al totale di 420 isolati che compongono questo piano urbanistico, fino adesso solo il 12% è stato riqualificato.

“Interior de manzana” riqualificato.

La mappa interna de l’Eixample ha già 48 ​​interni con circa 100.000 metri quadrati di spazio pubblico recuperati e messi a disposizione dei cittadini.

Questa iniziativa negli ultimi anni si è un po’ rallentata ma, adesso, stando tutti confinati, è nata un’altro tipo di riqualificazione, più spontanea, grazie alla gente che abita questi spazi per generare più comunità, conoscersi e condividere delle esperienze della situazione che stiamo viviendo.

È così che a solo “5 salti d’isolato” da qui ci sono dei ragazzi che dopo 15 giorni di confinamento hanno deciso di appendere un cartellone sul balcone con il nome del suo profilo Instagram @illaeixample. Invitando a tutti i vicini ad unirsi per condividere e proporre attività da fare insieme: aperitivi, compleanni, ricette di cucina, aiutare i vicini con necessità, fare dei concerti con canzoni proposte da tutti… Ad oggi sono già oltre 80 vicini nel gruppo e tanta gente d’altri isolati.

Cartello appeso sul balcone del “interior de manzana” @illaeixample

Questi “interior de manzana” sono diventati il posto dove ogni giorno alle 20 di sera si esce ad applaudire ai sanitari per il lavoro che stanno facendo, dove la gente si allena in compagnia ma ognuno dal suo balcone, dalla sua terrazza, dove nel weekend si fa l’aperitivo prima di pranzo con gente che suona la chitarra e canta dal balcone e altri che ballano con la birra in mano, dove si assiste a dei veri e propri concerti a 360 gradi, si sentono dei bambini che giocano a pallone, ci sono angoli di lettura, si sentono pure gli uccelli che cantano!

Fotografia dall’articolo: Retrato de un país en el balcón.

Abbiamo conosciuto i nostri vicini, quelli degli edifici affianco che prima non avevamo mai visto, o quelli del nostro proprio condominio che prima l’unico scambio che avevamo era un “ciao” veloce uscendo dall’ascensore.

Paradossalmente, adesso che dobbiamo tenere le distanze tra di noi, in questi tempi di distanziamento sociale, siamo riusciti ad unirci molto più di prima. Ed è curioso come uno spazio nato nel 800 per dare risposta e risolvere dei problemi di salute pubblica nella città di Barcellona, oggi, nel 2020, in mezzo una nuova emergenza sanitaria Covid-19, questo “‘interior de manzana” è diventato il posto che tiene viva la città e permette a tutti di superare, sicuramente con qualche sorriso in più, questi mesi lunghissimi di confinamento. 

 

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Story of cities #12: Haussmann rips up Paris – and divides France to this day
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Story of cities #32: Jane Jacobs v Robert Moses, battle of New York’s urban titans.
A Tale of Two Planners: Jane Jacobs vs. Robert Moses
Jane Jacobs Revisited

BUDAPEST:
Approfondimento sulla storia dei Ruins Bars di Budapest, a cura di Budapest Flow.
Primo Ruin Pub aperto a Budapest, lo storico Szimpla.