Edgar in a bunker

Dopo aver parlato di appartamenti dal taglio minimale e disagi provocati dalla mancanza di spazi abitativi, cambiando ordine di grandezza e risalendo la piramide sociale, come si comportano invece durante una pandemia quelli che si possono permettere di soddisfare ogni loro desiderio? Cosa ne possiamo sapere noi qua nel mezzo?

La letteratura che ne ha parlato, da Edgar Allan Poe a Cory Doctorow (il più illustre predecessore del genere nascosti-durante-pestilenza, cioè Boccaccio con il Decamerone non ci interessa) agisce come monito per le classi elitarie o piuttosto è una consolazione per noi lettori, lasciandoci speranzosi che prima o poi la realtà livellerà le condizioni?

Dino Battaglia – La Maschera della Morte Rossa

Il racconto capolavoro gothic-horror intitolato La Pantomima (o Mascherata) della Morte Rossa di Poe, è così famoso da essere stato nel tempo illustrato da numerosi artisti e anche riadattato in fumetti dal maestro Dino Battaglia, è stato trasformato in opere teatrali, film e cortometraggi, è stato oggetto di tributi letterari e inserito nei testi scolastici di letteratura inglese (perlomeno lo era negli anni ’80).

La storia in breve racconta del principe Prospero e mille cavalieri e dame insieme a lui, con una mossa che sembra essere tipica di quelle che oggi chiameremmo le élite, si rinchiudono in una fortezza dove passano il tempo festeggiando e gozzovigliando mentre nel mondo fuori una pestilenza, chiamata Morte Rossa perché fa sanguinare a morte i contagiati, stermina il popolo.
Ma.
Ma una sera durante un ballo in maschera organizzato e scenografato dal principe-arredatore in una sequenza di sette saloni di sette colori diversi, l’ultimo dei quali è tutto nero e convenientemente illuminato di rosso, un invitato mascherato con un sudario sanguinolento si aggira per le sale terrorizzando gli ospiti. Anche senza spoilerare nulla si può facilmente indovinare come possa andare a finire per tutti quei codardi rifugiati nel palazzo.

Contrariamente a quello che ci viene fatto credere da film e serie tv, storici o di fantasia, i re infatti non combattevano in testa ai loro eserciti: rimanevano sicuri su una collina a monitorare l’andamento della battaglia, pronti a scappare al minimo segno di sconfitta.

E le nostre città, prendiamo Roma e Milano dove stiamo noi gliimpermeabili, conservano tracce nel loro tessuto o nelle loro leggende, di strutture che furono costruite per permettere a Papi e nobilame vario di sfuggire ai nemici, fossero eserciti stranieri di conquista o più probabilmente il loro stesso popolo arrabbiato.

Il Passetto di Borgo che collega Città del Vaticano (a sinistra) con Castel Sant’Angelo (a destra) – immagine da Google Maps

A Roma il Passetto di Borgo (i romani di oggi si dividono equamente tra quelli che affermano di non aver mai sentito che venga chiamato anche Er Coridore come sostiene wikipedia, e quelli che sostengono di esserci stati sopra) collega gli alloggi papali del Vaticano e Castel Sant’Angelo tagliando in due la vecchia città storia di cui oggi rimane solo una parte: Borgo Pio. L’altra parte è stata demolita in epoca fascista per far posto a Viale della Conciliazione (ma questo è un’altra storia e magari la racconteremo un’altra volta).

A Milano, si racconta che il Castello Sforzesco fosse collegato con un numero imprecisato di tunnel (le leggende popolari parlano di tunnel in cui potevano passare addirittura le carrozze) a strutture esterne come Santa Maria delle Grazie e la Cascina Boscaiola, una volta immersa nei boschi e oggi su viale Jenner accanto alla Fernet Branca, nelle cui cantine ancora esiste la bocca di un tunnel che si dice sia quello che portava al Castello, pian piano distrutto dalla città che è stata costruita nel frattempo.

Ingresso di un bunker in South Dakota, US – elaborazione da una fotografia di Jim Lo Scalzo /EPA

Nel caso di governanti o autorità religiose, cui la loro stessa mitologia assegnava la funzione di rappresentare o guidare un popolo, l’esigenza di preservarne la vita può essere spiegata storicamente proprio con l’esigenza di preservare l’essenza stessa della loro civiltà.
Ma.
Ma le élite di oggi, forse superiori a re e papi come poteri o come mitologia di rappresentazione, che non restituiscono però nulla alla società nascondendo le loro immense fortune in paradisi fiscali, parassiti senza utilità, come plutocrati della finanza, baroni della borsa, CEO della Silicon Valley, reputano sé stessi altrettanto indispensabili per la civiltà da comprare ex-basi militari in Nuova Zelanda o comprare interi ex-villaggi Minerari in Sierra Nevada dove fuggire e aspettare che il peggio finisca per tornare trionfanti e ricostruire la stessa civiltà che la loro avidità ha senza dubbio contribuito a distruggere.

Elaborazione della copertina del libro Radicalized di Cory Doctorow che contiene il racconto The Mask of the Red Death

Quindi, più di recente, Cory Doctorow, scrittore di fantascienza, attivista per la Electronic Frontier Foundation, fondatore e autore di boingboing.net, nel suo ultimo libro Radicalized, ha inserito un racconto-omaggio alla novella di Poe con lo stesso titolo, più leggera e divertente dell’originale e ambientata ai nostri giorni: un plutocrate, tipico 1%er, si è costruito un rifugio per sopravvivere con amiche e amici ad un’epidemia apparentemente apocalittica.
Ma.
Ma quando riemergono dopo la fine dell’emergenza con le loro USB piene di bitcoin, la loro supposta superiore intelligenza finanziaria e i loro fucili, con sorpresa e scorno si accorgono che il resto del mondo è cambiato ma non come credevano. Anche qui, senza spoiler (il racconto è stato reso disponibile per tutti in formato audio sul sito dell’editore) basti sottolineare come sul nostro pianeta in fondo respiriamo tutti la stessa aria, condividiamo tutti lo stesso spazio microbiotico e soprattutto che non si può sparare a virus e batteri.

Panaro sociale – Napoli – elaborazione da una fotografia di Carlo Hermann /AFP Photo

Contrariamente a quello che ci viene fatto credere da film e serie tv catastrofici o di zombie, siamo sicuri che questo sia il punto fondamentale dell’esperienza che stiamo tutti facendo in questi giorni: di fronte alle calamità e alle emergenze, gli esseri umani si coalizzano, per aiutarsi a vicenda: prevale la cooperazione e la solidarietà reciproca al 99% e l’egoismo e la codardia rimangono all’1%.