Cazzzo c’entra il diamante con le gambe delle dattilografe

Il tema della puntata è stata HARDchitecture, connessioni e contaminazioni tra architettura e sesso.
“L’architettura è un diamante” (o anche l’architettura è un cristallo) è un’affermazione di Gio Ponti, architetto milanese che per il suo edificio più alto e più famoso all’estero voleva una facciata tutta di vetro con feritoie ed elementi sporgenti asimmetrici, parliamo ovviamente di quel palazzone oggi conosciuto a Milano comeil Pirellone in onore al committente Pirelli (da non confondere con il Pirlone, nuova sede della Regione Lombardia, in onore al committente Formigoni).
Estratto dal libro “Amate l’Architettura” dove SIfa confusione tra cristallo e diamante
Gio’ Ponti rimase deluso dal fatto che la facciata definitiva presentava delle fasce di vetro retroverniciato opaco in corrispondenza di ogni piano che gli restituiva l’impressione di un pigiama a righe non di un diamante /cristallo.
Pirelli rimase invece deluso dalle prestazioni energetiche e dai costi di gestione del suo nuovo palazzo e cercò un acquirente più sprovveduto di lui, trovandolo nel 1978 nella Regione Lombardia.
Evoluzione del progetto per il Pirellone, da vetro con bovindi e feritoie a cristallone tutto vetro a pigiama a righe
Per consolare il nostro Gio’ possiamo ricordare la lode che fece all’edificio Ennio Flaiano, contenuta nel libro “Diario degli Errori”.
New York ha molti grattacieli Pirelli
alcuni più alti, altri meno belli
Durante la fase di studio per il progetto di restauro conservativo dei primi anni 2000 (informazione tratta da una conferenza del pool di professionisti che se ne è occupato) dall’esame della corrispondenza originale tra i progettisti e il committente Pirelli emerse la mozione di uno dei sindacati dei lavoratori che si opponeva alla facciata interamente di vetro per paura che dalla strada i guardonipotessero sbirciare sotto le gonne delle dattilografe.
Erano gli anni 50 e poche donne indossavano i pantaloni in genere, ancora più raramente immaginiamo negli uffici di un’azienda che faceva pneumatici: lo stereotipo della donna lavoratrice soprattutto segretaria e dattilografa prevedeva la gonna.
Erano gli anni ’50 e nessuno aveva grande esperienza in edifici di vetro e cosa è possibile vedere, guardando attraverso le finestre da 50 metri di distanza, senza un telescopio.
Fotocontaminazione tra Courses de chevauxdi Henri Cartier-Bresson a sinistra e Dattilografadi Olycom S.p.A. a destra
Per la verità ancora oggi molti considerano il vetro leggero, trasparente e conveniente e ci potrebbero volere ore di discussione per sfatare questi miti; per capirci basti notare come l’unica attività che si può fare alla luce diretta del sole è prendere il sole, qualunque altra attività come leggere, mangiare, chiacchierare e, a maggior ragione, lavorare ha bisogno di ombra.
Troviamo comunque curioso e soprattutto giusto che sia nostate le donne in fondo a determinare le scelte di elementi così importanti nel disegno della facciata di quello che è stato per molto tempo il più alto e celebrato edificio milanese.
L’unica volta che un gruppo di donne ha deciso consapevolmente di mostrare cosa c’è sotto le loro gonne al Pirellone è stato durante la geniale manifestazione Anasyrma dell’8 marzo 2017 organizzata da Macao, manifestazione sulle politiche femminili della vergognosa giunta regionale e contro il potere patriarcale e sessuofobico.