Cazzzo c’entra Frank Zappa con il Chrysler Building

Frank Zappa è uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi e qui lo amiamo particolarmente, quindi non ha bisogno di altre introduzioni. 

Il nostro eroe
Avant-garde, anti-establishment, iconoclastasono solo alcune delle etichette che gli sono state appicciate nel tempo ma noi architetti amiamo una frase, di cui gli è stata attribuita la paternità, che recita: “SCRIVERE DI MUSICAÈ COME DANZARE DI ARCHITETTURA”.

Come succede in questi tempi superficiali e barbari (cit.), quando l’atteggiamento verso le fonti è “sticazzi”, la stessa frase è stata attribuita a molti altri tra cui Laurie Anderson, Steve Martin, Elvis Costello, Thelonius Monk, …

Per chi fosse interessata ad una possibile approssimazione della verità, gli investigatori della rete Quote Investigator (sì esistono) hanno svolto la loro indagine pedanterisalendo fino al febbraio 1979 quando il comico e musicista Martin Mull fu accreditato, all’interno di una raccolta di citazioni, come autore di questa massima.

Per molto tempo gli spettacoli dei c.d. comedians venivano riprodotti e venduti su vinile, in un perfetto cortocircuito di rimandi tra musica e parole, ed è probabile che la maggior parte delle persone che hanno poi ripreso negli anni la frase abbiano avuto questa risorsa come fonte.

Altre varianti comprendono: “parlare di musica è come cantaredi calcio”, “scrivere di musica è come parlare di scopare” (quel damerino di John Lennon) “scrivere di arte è come […] ricamare di musica”.

Non si può negare che la formula funzioni, a noi piace Frank Zappa e per noi la frase rimane sua anche se non è vero (ha detto tante altre cosespesso più importanti) ma c’è un ultima versione, che in realtà precede tutte le altre che ci fornisce il gancio al periodo di cui ci interessa parlare: è un articolo del 1918 di New Republic dove viene stabilito che “scrivere di musica è tanto insensato quanto cantare di economia”.

Poco più di un decennio dopo infatti, negli Stati Uniti degli anni ’30 c’era il Proibizionismoe si era nel pieno della Grande Depressionetuttavia sappiamo bene come le crisi colpiscano in modo diverso le diverse classi sociali:

-nel 1931 uscì un meraviglioso libercolo che elenca i 100 migliori cocktail, come prepararli e con quali stuzzichini accompagnarli-nel 1931 la Society of Beaux.

-Arts organizzò comunque il Ballo annualeche era un evento mondano considerato imprescindibile.

Il 13 gennaio 1931, chi poteva permettersi di pagare quella che allora era una cifra piuttosto sostanziosa, 15$ (240$di oggi), poté partecipare a una festa in maschera dove ammirare (cit.) “un’esilarante mostra d’arte moderna…” e cose “… moderniste, futuriste, cubiste, altruistiche, mistiche, architettistiche (sic.) e femministe”: questi sono i temiche molto probabilmente divertivano quei dandy dell’alta borghesia statunitense.
I belli delle Beaux-Arts, da sinistra a destra: A. Stewart Walker travestito daFuller Building(1929), Leonard Schultze daWaldorf-AstoriaHotel(1931), Ely Jacques Kahn daSquibb Building(1930), William Van Alen daChrysler Building(1930), Ralph Walker da1Wall Street(1931), D.E.Ward da the Metropolitan Tower e Joseph H. Freelander daMuseum of the City of New York(1930)

Venti tra glialtri architetti allora più in voga sfilarono e danzarono travestiti da quegli edifici che loro stessi avevano progettato e che ancora oggi formano il profilo di New York.

William Van Alen progettista del Chrysler Building: un’espressione, un completo, un travestimento 
William Van Alen, che andava in cantiere con il cilindro, quella sera era vestito da Chrysler Building che era stato completato con l’installazione della guglia il 23 ottobre 1929, il giorno prima della caduta catastrofica di Wall Street (un aneddoto che ci riporta ai nostri tempi: William Van Halen dovette portare in tribunale Walter Chrysler, suo committente, perché questi non voleva pagargli la parcella per il celeberrimo grattacielo).
Quattro dei New York Five, da sinistra a destra: Michael Graves travestito da Humana Building, Charles Gwathmey da Gwathmey Residence and Studio, Richard Meyer da New Harmony’s Atheneum e Peter Eisenmann da Max Reinhardts Haus Project (manca John Hajduk)

Elegantoni nella vita e impacciati su un palcoscenico, forse questa tradizionedi rendersiridicoli, mascherati in pubblico, fa parte del mestiere degli architetti: noi siamo qui anche per riprendere questa lunga tradizione dalle nobili origini, ma noi gratis!

L’unico a suo agio, Philip Johnson travestito da PPG Place: quando l’ha progettato forse già pensava a come indossarlo

 

Da sinistra a destra Darin Cook, Alexia Cavazos, David Farnsworth, Andrew Johnson, David Scott, Charys Clay, James Goettsch, Zhenyu Luo, and Ahmad Abdelrazaq
In tutto questo conta il fatto che almenoin un’occasione, quel 13 gennaio 1931, si è letteralmenteBALLATO DI ARCHITETTURAcon buona pace di Frank Zappa o di chi per lui.

Il proibizionismo è finito nel 1933, la Grande Depressione è finita nel 1940 con l’inizio della II Guerra Mondiale, il Ballo delle Beaux-Arts anche, ma è stato resuscitato nel 1990dall’Architectural League di NY, il costo dei biglietti oggi va da 100$ a 500$ e i temi sono cose tipo Vector, -ism, Tender, …

La storia di musica e architettura sono intrecciate in molti modi e, per non parlare della solita Arcadi Renzo Piano per il Prometeo di Luigi Nono, segnaliamo la posizione di David Byrne (ex Talking Heads) che partendo dalla sua esperienza di musicista, in un TED Talk intitolato “Come l’architettura ha aiutato la musica ad evolversi”, ha raccontato come gli spazi progettati e costruiti hanno nei secoli trasformato la musica che vi era suonata all’interno.

Chiudo con l’easter eggche forse è sfuggito ai più: nel video introduttivo Frank-ballerina, aggrappatoal Chrysler Building, stringe in mano una coppa che contiene una variante con il Mezcal di un cocktail entrato in voga negli anni ’30 che si chiama molto opportunamente Last Word.